Parrocchie di Poirino



Alcuni spunti per la preparazione alla liturgia della prossima domenica



Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.
Com’è difficile credere! Sorgono dubbi. Sgorga una gioia che pare eccessiva: troppo bello per essere vero! Non basta nemmeno il cuore che balza in petto. Questa straordinaria avventura di stupore e di esitazione da allora non si è più fermata ed ha preso anche me e la mia fede.
«Non sono un fantasma», dice Gesù: non sono l’illusione di un dormiente o un sogno ad occhi aperti; non sono un mantello di parole pieno solo di vento. Io ho vita piena: guardate! vedete! toccate! mangiamo insieme! Non alla gioia, non alla visione, non ai racconti e alle profezie, gli apostoli si arrendono ad una porzione di pesce arrostito, al più semplice dei segni, al più umano e primitivo bisogno del corpo. Signore così umile che ti avvicini a questi nostri sensi, che ti fai piccolo e concreto perchè ti possiamo toccare; che rinunci ai segni prodigiosi proprio per questo, perchè vuoi venire più vicino, essere il più familiare possibile! Gli apostoli, segnati per sempre dal segno fra tutti il più umile e quotidiano, lo daranno come prova: noi abbiamo mangiato con lui dopo la sua risurrezione (At 10,41).
Mangiare è il segno della vita; mangiare insieme è il segno più eloquente di un legame rifatto, di una comunione ritrovata che tiene insieme le vite. Quel lamento – non sono un fantasma – arriva fino a me. Chi sei, Signore? Un’emozione occasionale, un gioco d’ombre sul muro della vita, un mito, pur magnifico e necessario, un rito settimanale, poco più che un fantasma? No, Cristo è il presente e il futuro della mia carne, vita della mia vita; piccola porzione di pesce; concreto punto nella storia e nello spazio, ma che si dilata e mi coinvolge. Non è un fantasma, ma parola come spada, svela e apre la vita; pane e vino che bastano ai giorni: vive in me, mi chiama, si dilata dentro, piange le mie lacrime e sorride come nessuno. Talvolta vive al posto mio e cose più grandi di me mi accadono. Forse tutto è più grande di me. E si fa pace (pace a voi!) che non merito, più grande di ogni mio diritto; e si fa intelligenza che io non ho conquistato (svelò loro il senso delle scritture e della vita); e si fa orizzonte e strada e passi d’amico lungo il cammino.

Prima lettura At 3,13-15.17-19
È tratta dal discorso di Pietro agli "uomini di Israele", un gruppo di giudei che erano rimasti stupiti dalla guarigione del paralitico che mendicava alla porta del tempio. L'apostolo, annunciando che la redenzione d'Israele si è realizzata nella morte e risurrezione di Gesù, evidenzia il contrasto tra il comportamento di Dio e quello dei giudei con una serie di opposizioni: Dio glorifica, libera, risuscita Gesù; i giudei denunciano, rinnegano, uccidono l'autore della vita. Nella parte conclusiva, Pietro accusa i suoi uditori di essere ignoranti e quindi colpevoli di infedeltà al progetto salvifico di Dio. Ma Dio ha compiuto le sue promesse proprio attraverso la morte di Gesù: da qui scaturisce per tutti l'impegno di ravvedersi e cambiare vita perché siano cancellati i propri peccati.

In quei giorni, Pietro disse al popolo: "Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni. Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i vostri capi; Dio però ha adempiuto così ciò che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo sarebbe morto. Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati".


Salmo
Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia:
dalle angosce mi hai liberato;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele:
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
Offrite sacrifici di giustizia
e confidate nel Signore.

Molti dicono: "Chi ci farà vedere il bene?".
Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.
In pace mi corico e subito mi addormento:
tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.


Seconda lettura 1Gv 2,1-5a
Giovanni esorta i componenti della sua comunità, i suoi "figlioli", a non peccare, ma li ammonisce anche a non credere di essere senza peccato. Se il cristiano pecca ha però la certezza di ottenere il perdono di Dio attraverso Gesù, il giusto e il fedele, che eliminerà il peccato fin nella radice più profonda. Questa mediazione di Cristo è radicata nell'opera di redenzione da lui attuata con la sua morte e risurrezione: un'opera di perdono che esprime al massimo il dono salvifico nella sua gratuità e universalità.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. Da questo sappiamo d'averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: "Lo conosco" e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto.
CANTO AL VANGELO
cfr. Lc 24, 32

Alleluia, alleluia.
Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli.
Alleluia.

Vangelo Lc 24,35-48
Il brano racconta la conclusione della giornata di Pasqua: dopo che i discepoli di Emmaus sono tornati a Gerusalemme per narrare l'accaduto e hanno ascoltato il lieto annuncio che anche Pietro aveva visto il Signore, Gesù in persona appare alla comunità riunita. I discepoli sono turbati, impauriti, ma Egli li rassicura indirizzando loro la sua parola; essi dubitano della vera identità di Gesù che si fa quindi riconoscere nei segni della crocifissione e nel mangiare pesce arrostito. Nella seconda parte, il Risorto ricorda ai primi discepoli ciò che aveva loro detto durante la sua vita terrena: le Scritture ebraiche hanno presentato e giustificato il mistero di Gesù Cristo. La predicazione della conversione e del perdono dei peccati è la buona notizia dell'avvenuta e possibile riconciliazione di Dio con tutti gli uomini in Cristo.

In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho". Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: "Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: "Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni".





Spunti per le catechiste per il vangelo di domenica:


Possibili spunti



Consiglio alle catechiste