Parrocchia di Poirino




TEMA: Ritorna! - in data: 20/03/2020

Dal profeta Osea 14,2
«Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità.
Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità, accetta ciò che è bene (...) Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani. Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette sono le vie del Signore


Torna poiché hai inciampato.
Sono giorni di riflessione, pur nella nostra confusione, quelli che viviamo. Sono un modo forte di vivere la quaresima di ravvedimento, di conversione.
Togli ogni iniquità.
Il profeta chiede di avere intelligenza e di capire. Non chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani. Riceviamo in questi giorni una continua lezione di umiltà. Mai come in questo periodo, gli avidi e gli egoisti ci sembrano note stonate, come se non potessero appartenere all’umano.
Dobbiamo ritornare a considerarci creature, consapevoli dei nostri limiti. Noi non siamo tutta la vita, siamo solo una piccola, fragile epifania di vita.
Essere creature vuol dire essere consapevoli del dono continuo che ci è fatto di essere vivi e di nascere finché ci è dato, a una nuova giornata.
Vivere spiritualmente la condizione di creatura, comporta la consapevolezza di non essere noi la fonte di ciò che siamo, ma di essere radicalmente dono. In questi giorni i segni di speranza e di conforto ci vengono solo dagli esempi di generosità.
È il dono che ci fa vivere.
La nostra estrema vulnerabilità, come è evidente in questi giorni, ci insegna che la verità della vita è la gratuità. Nella precarietà impariamo a distaccarci dalle cose, dal denaro, dalle preoccupazioni eccessive, dall’arroganza delle idee e, anche, dalla pretesa.
Per tutta la vita, serenamente e senza ossessione, abbiamo da imparare ad accettare la nostra condizione, a riconciliarci con la morte.
Nel giorno della morte, infatti, non porteremo nulla con noi. E più le nostre mani si abitueranno a dare piuttosto che a prendere, a offrire piuttosto che ad aggrapparsi, più quel giorno riusciremo a distaccarci serenamente e liberamente.