Parrocchia di Poirino




TEMA: Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. - in data: 21/03/2020

Dal libro del profeta Osèa

«Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza.


C’è il tempo della prova e il tempo della consolazione. Appena due giorni, il tormento e lo strazio, dice il profeta. Ma quando ci siamo dentro ci pare un’eternità.
Il terzo ci farà rialzare, come il terzo giorno il Padre ha tratto dal sepolcro il Cristo Gesù.
Siamo in attesa di quel giorno. Pasqua di Cristo, passaggio nostro.
Siamo stati voluti dall’amore di Dio per vivere alla sua presenza. Ci annuncia il profeta.
Ireneo di Lione diceva: “la gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio”: vivere alla sua presenza. Dio e la sua creatura, uno di fronte all’altra.
Il nostro compito è diventare consapevoli e riconoscenti per la nostra misteriosa vocazione.
La salvezza consiste in questo: in ogni situazione Dio ci fa rialzare. Questo vale anche per il passato. Il sacramento della riconciliazione, che in questi giorni di emergenza non sappiamo neppure come celebrare, è rendere positivo anche il negativo del nostro passato. La forza della vita è tale che può cambiare il segno delle situazioni.
La fede chiama questa condizione “speranza teologale”, cioè attesa di Dio.
La piena concretizzazione di questa attesa è la risurrezione.
Non viviamo per morire, ma per vivere alla presenza di Dio. La morte è un pellegrinare verso la fonte. Solo l’infinito può saziare la nostra sete infinita.
La natura ci lascia una splendida metafora di come sarà la trasformazione dalla morte alla vita in pienezza. La vita non è tolta ma trasformata! Come la crisalide che lascia il bozzolo per spiccare il suo variopinto volo: dal verme alla farfalla!
Il senso che diamo alla vita deriva da quello che diamo alla morte. Per amare e dedicarci appassionatamente alla vita dobbiamo aver cura nel preparare la grande traversata. Interiorizzare una vita piena di speranza, coltivare un desiderio infinito, non identificarci con ciò che è troppo poco per noi, cioè tutto ciò che la morte porterà via.
Così ci insegna a pregare il santo Card Newman:
Mia dolce Luce, nel buio circostante:
conducimi!
La notte è oscura e la meta è distante:
conducimi!
Sostieni il mio cuore vacillante,
nell’oscurità di quest’ora guidami Tu!
Non ti chiedo di vedere oltre e lontano:
solo passo per passo, ove posare il piede.
Il tuo potere che ormai io conosco
mi guidi fino all’estremo,
fra lande e paludi, per monti e torrenti,
finchè, passata la notte, mi sorridano all’alba
i volti angelici, amati un tempo, perduti ora
e che amerò per sempre.