Parrocchia di Poirino




TEMA: Quanto mi spiace farti star male! Scusami - in data: 24/03/2020

Poco dopo Gesù lo trovò [il paralitico guarito] nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo (Gv. 5,16)

Ci può essere un male peggiore della malattia? Più temibile ancora della pandemia?
Secondo Gesù sì. Il peccato è peggiore di una malattia mortale. Ci toglie la pace interiore più dell’ansia per la salute. Per questo Gesù operava segni di guarigione: per far capire che c’è un’altra guarigione, ancora più importante, da cercare.
Dedichiamo la giornata di oggi a cercare questa guarigione. Qui l’unico medico è il Signore, che è venuto non per i sani ma per i malati (nell’anima) e a loro si è dedicato totalmente fino a morirne. In questa quaresima siamo concretamente privati della possibilità di accostarci al sacramento. Già questo è una profonda amarezza.

Nella misteriosa visione del vangelo, però, ogni verità di fede, ogni azione sacramentale e ogni espressione affettiva umana si completa nelle altre e, al tempo stesso costituisce il fondamento delle altre. Fede, sacramento e affetti sono intimamente legati. Possiamo quindi prepararci (quasi anticipare) il sacramento della penitenza, dedicando questo giorno da una parte a confessare al Signore il nostro peccato e a celebrare la sua misericordia (nella preghiera) dall’altra a trovare il modo (anche telefonico) per chiedere scusa e riconciliarci con qualche persona verso cui ci siamo comportati male o con la quale viviamo una frattura.
La richiesta di perdono è l’altra faccia dell’amore: più amiamo una persona, più ci rincresce se la facciamo soffrire con comportamenti sbagliati. Perdonandosi, le persone si accettano nella loro verità e si aiutano nella loro fragilità. In casa si diventa figli e si cresce come genitori e coniugi soprattutto attraverso il perdono reciproco.
La pratica del perdono è una necessità quotidiana e, insieme, un’esigenza sempre difficile e perturbante, che richiede tempo e cura. Per chiedere scusa c’è bisogno non solo di parole ma anche di gesti, di tonalità della voce, di incontro di sguardi, di portamento del corpo, in rapporto alla gravità dello strappo che il torto ha determinato.
Non si può chiedere e concedere il perdono senza compiere un piccolo rito.
Compiendo oggi questi piccoli riti ci prepariamo a entrare nella celebrazione del sacramento del perdono, appena le condizioni ce lo permetteranno.
Quella celebrazione, preparata oggi in anticipo e con cura, sarà un indimenticabile incontro di Grazia, una guarigione dell’anima.