MATRIMONIO

Ripensare la parrocchia a partire dal matrimonio? Non è piuttosto l’Eucaristia domenicale il modello della pastorale parrocchiale? Non è la liturgia eucaristica la fonte e il culmine della vita del cristiano? Non è l’Eucaristia che fa la Chiesa?

Sicuramente. l’Eucaristia occupa un posto unico in quanto è il “Sacramento dei sacramenti”: “gli altri sono tutti ordinati a questo come al loro specifico fine” (CCC 1211).

Ripensare la parrocchia a partire dal matrimonio indica piuttosto un percorso di carattere eucaristico (di morte e di risurrezione), di ripensamento e di rigenerazione, una vigorosa via d’uscita dalla crisi e dalla stanchezza dell’azione pastorale.

In realtà è frequente pensare la parrocchia con la metafora della famiglia: famiglia delle famiglie, la si definisce a volte. Le esperienze più innovative di catechesi, come la catechesi familiare, i percorsi pastorali più illuminati, come la pastorale rigenerativa, le proposte più coraggiose di evangelizzazione come le comunità familiari o le scuole dei genitori, fanno riferimento all’esperienza familiare, alludono ai momenti fondamentali della vita in casa, fanno ricorso alle metafore dell’amore familiare.

Il linguaggio familiare contiene però, alla radice, un’ambiguità che potrebbe minare l’intera costruzione: di quale famiglia si parla? Che cosa s’intende per famiglia?

Tutti oggi fanno riferimento alla famiglia. Quanti riflettono, studiano, indagano sull’educazione convergono sul ruolo decisivo delle relazioni primarie. Tutta la ricerca psicosociale tiene in grande considerazione i legami familiari. Gli studi oggi ritornati attuali sul riconoscimento sociale non prescindono mai dall’amore familiare. Solo la famiglia genera i beni immateriali dell’identità personale e sociale senza cui né l’individuo né la società potrebbero avere un’esistenza propriamente umana.

Molti sono disposti a ripensare all’intera società per immaginarla più attenta alle esigenze della famiglia. Ben pochi invece si riferiscono alla famiglia fondata sul matrimonio.

Eppure, senza matrimonio la famiglia non è più la stessa, è un’altra cosa. La famiglia senza matrimonio riposa sul solo affetto. Nulla è più desiderabile del legame affettivo che rende unica la persona e consolante la vita. Nulla è più fragile della “relazione pura”, quella cioè che non ha altro peso di ciò che è “percepito”, nell’immediatezza del qui e adesso.

Una parrocchia modellata su una tale famiglia sarebbe una parrocchia “fondata sull’affetto”, che funziona a immagine della famiglia di oggi. Non sarebbe più una comunità capace di sacrificio, come non lo è la famiglia quando non conosce altro impegno che quello della gratificazione affettiva. Mancherebbero a questa parrocchia, per così dire, le esperienze di riferimento e, quindi, i simboli, le immagini e i concetti per cogliere il senso ed il valore del sacrificio e, dunque, dell’Eucaristia. La risposta assembleare all’invito di portare sull’altare il proprio sacrificio suonerebbe vuota: le singole parole sarebbero comprese nel loro significato ma la frase che compone le parole non avrebbe riferimenti esperienziali comprensibili.

La catechesi familiare, la svolta biblica e catecumenale, la pastorale missionaria, la revisione di vita, la catechesi performativa, la liturgia partecipata, risposte nuove e coraggiose, che nascono dalla passione di chi si lascia interrogare dai segni dei tempi, non riuscirebbero a rinnovare e dare vitalità alle comunità parrocchiali, se evitassero di intervenire pastoralmente e culturalmente, sulla crisi del matrimonio.

La proposta del Vangelo non può prescindere dalla considerazione di come oggi si vivono i rapporti primari. Le stesse parole di Gesù, quando parla del Padre (più precisamente di “papà Dio”) e propone la strada difficile dell’amore, non possono essere accolte secondo la loro verità, senza porle in riferimento allo scombussolamento che la crisi del matrimonio sta operando nella crescita e negli stili di vita delle persone.