La parrocchia come casa tra le case

Compiti fondamenti della chiesa sono due: l’annuncio e il servizio. Nascono direttamente dal Vangelo il cui primo annuncio è “Dio è vicino” (Mc. 1.15). La conseguenza è immediata: farci vicini, diventare prossimi (Lc 10,37). La nostra difficoltà consiste nel fare di queste due compiti un unico progetto. Molti pensano di dover scegliere o l’annuncio o il servizio. La pastorale parrocchiale sa di doverli mettere insieme, di assumerli in una complementarietà dinamica. Per realizzare questa sinergia, le comunità parrocchiali e le associazioni ecclesiali cercano raggiungere le persone nel cuore delle loro vite. Questo servizio al mondo, che è la via della chiesa, è chiamato da papa Francesco: “chiesa in uscita”, in fedele continuità con le indicazioni del concilio:

I fedeli vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura. Sappiano armonizzare la conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e delle più recenti scoperte con la morale e il pensiero cristiano, affinché il senso religioso e la rettitudine morale procedano in essi di pari passo con la conoscenza scientifica e con il continuo progresso della tecnica; potranno così giudicare e interpretare tutte le cose con senso autenticamente cristiano. (Gaudium et Spes 62,6)

L’Evangelii Gaudium si pone esattamente su questa strada:

Non si deve pensare che l’annuncio evangelico sia da trasmettere sempre con determinate formule stabilite, o con parole precise che esprimano un contenuto assolutamente invariabile. Si trasmette in forme così diverse che sarebbe impossibile descriverle o catalogarle, e nelle quali il Popolo di Dio, con i suoi innumerevoli gesti e segni, è soggetto collettivo. Di conseguenza, se il Vangelo si è incarnato in una cultura, non si comunica più solamente attraverso l’annuncio da persona a persona. Questo deve farci pensare che, in quei Paesi dove il cristianesimo è minoranza, oltre ad incoraggiare ciascun battezzato ad annunciare il Vangelo, le Chiese particolari devono promuovere attivamente forme, almeno iniziali, d’inculturazione. Ciò a cui si deve tendere, in definitiva, è che la predicazione del Vangelo, espressa con categorie proprie della cultura in cui è annunciato, provochi una nuova sintesi con tale cultura. Benché questi processi siano sempre lenti, a volte la paura ci paralizza troppo. Se consentiamo ai dubbi e ai timori di soffocare qualsiasi audacia, può accadere che, al posto di essere creativi, semplicemente noi restiamo comodi senza provocare alcun avanzamento e, in tal caso, non saremo partecipi di processi storici con la nostra cooperazione, ma semplicemente spettatori di una sterile stagnazione della Chiesa. (EG 129).

Il modello di questa chiesa missionaria non è la propaganda ma l’inculturazione, cioè la testimonianza cristiana negli ambienti di vita e nella cultura.

Esige una buona capacità di incontro, senza nascondere la propria identità di fede, moltiplicando iniziative, servizi e opportunità di ascolto e di accoglienza verso tutti.

  1. L’incontro

Gesù non ha altra preoccupazione e occupazione che andare alla ricerca del popolo di Dio. Il suo passaggio apre possibilità inedite. Frequenta i luoghi di tutti e s’immerge nella folla. Chi lo incontra ne rimane toccato e trasformato, chiamato a una vita nuova: “La tua fede ti ha salvato”. Non necessariamente chi incontra Gesù entra nel gruppo dei discepoli. Nei racconti evangelici Zaccheo, la samaritana, le donne e gli uomini guariti sembrano come perdersi nell’anonimato. In realtà i cammini di umanizzazione aperti dalla fede in Gesù trasformano il mondo, modificano a fondo la società, i suoi costumi e le sue leggi, capovolgono l’impero romano. Eppure, i primi cristiani per tre secoli non poterono contare sulla manifestazione visibile della presenza credente. Nelle parrocchie “in uscita”, delle persone formate all’accoglienza si mettono al servizio degli altri, con quel medesimo spirito evangelico. Si realizza così il compito diaconale dei cristiani per l’incontro delle persone, per contrastare l’indifferenza e la solitudine e realizzare piccole esperienze di umanizzazione. La Chiesa si definisce, infatti, in Cristo, come ”il sacramento” ossia “il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium 1). Possono incontrarsi credenti e non, praticanti o meno. Frequentandosi si dissolve il sospetto, cade la paura. La Chiesa in uscita dilata e diffonde in ogni parrocchia l’intuizione missionaria che papa Benedetto realizzò nel “Portico dei gentili”.  La fantasia pastorale, guidata dallo Spirito, moltiplica infinite forme d’incontro e di comunione, tutte originali e creative.

  1. L’identità

Oggi è ovunque diffuso il bisogno di coltivare l’interiorità, di sfuggire alla superficialità, di conoscersi nell’autenticità, per prendere le decisioni giuste in un mondo confuso e disorientato. Sono rari i luoghi e i tempi per riflettere, per formare la propria coscienza.

Nella sua interiorità, l’uomo trascende l’universo delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori (15) là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un’anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose (GS 14).

La comunicazione sociale, ripetuta in modo martellante e ossessivo, chiede agli individui di “essere se stessi”, di non dipendere da nessuno, di “farsi da sé”. La strada che è prospettata nei modi più suadenti passa attraverso il consumo e la pressione a fare come tutti. Il paradosso di essere originali diventando conformi, di ritrovare se stessi facendo come tutti, però, ci sta sfiancando e svuotando. Per agire in modo autentico occorre prima fermarsi. Ci vogliono luoghi per prendere le distanze, per fare discernimento. La preghiera va alla profondità umana, apre all’interiorità creatrice, modifica lo sguardo sulla vita. Accoglie i diversi livelli di fede e fa progredire nella conoscenza del vero: ci fa immaginare meglio e liberamente ciò che siamo chiamati a vivere. Molte persone sono desiderose di incontrare la Parola di Dio e di confrontarsi con la saggezza della tradizione cristiana. Chi coltiva la vita di fede cerca spazi e tempi per lasciarsi abitare dallo Spirito con i suoi doni di saggezza e d’intelligenza, di consiglio e forza, di conoscenza e affezione filiale, di adorazione. Riuniti nel suo nome Gesù è presente. La celebrazione eucaristica attualizza sensibilmente questa presenza di Cristo.

Sono numerosi oggi, infatti, i problemi che le persone avvertono come importanti e urgenti: le responsabilità economiche, l’educazione famigliare, l’armonia di coppia, la solidarietà con i vulnerabili, la crisi della cultura. Ci vorrebbero luoghi, dove cercare il confronto, dove avviare sperimentazioni, dove praticare il mutuo aiuto.

  1. L’accoglienza

La parrocchia può mettere a disposizione degli spazi aperti a tutti, nella più ampia libertà, dove l’identità cristiana si riveli come invito permanente all’apertura universale. Esattamente questo significa l’aggettivo “cattolico”. Indica una passione per la totalità, prospetta una chiesa esperta in umanità, simbolo della gratuità nelle relazioni. Attraverso uno spazio umanamente affabile e cordiale, mediante una regia attenta all’accoglienza e al luogo si può coltivare l’amicizia e il legame affettivo. Si può così, in qualche modo, inserirsi nella lunga tradizione monastica e benedettina secondo la quale ogni ospite è Cristo, e sperimentare modelli di “monachesimo” laico per il terzo millennio.

La cura dell’accoglienza e la pratica della solidarietà possono sviluppare la parola del confronto e della formazione, avviare percorsi di osservazione e di ricerca. Questi luoghi, offerti e animati dalla parrocchia, possono diventare parte pregnante della cultura e dei dibattiti che attraversano la società. Promuovono incontri, attività, riflessioni, preghiere legate con le questioni che abitano la vita delle persone e le dinamiche sempre difficili e complesse dell’odierna vita familiare.

Atelier per genitori, iniziative di cittadinanza attiva, forme alternative di mercato, educazione ecologica e alimentare sono solo alcune delle infinite opportunità che si aprono. Oltre a essere luoghi di riflessione queste case di accoglienza possono diventare spazi di solidarietà, dove s’impara a offrire il proprio aiuto e a contare gli uni sugli altri. La missione della chiesa richiede un alto livello di competenze che spesso solo dei laici possono avere per la loro vita professionale e associativa.

Lo sviluppo del carisma dei laici (l’ascolto, l’animazione, il consiglio, l’organizzazione) li aiuta a continuare a nutrire la loro vita cristiana, impegnandosi nell’animazione sociale e nel servizio. Battesimo e confermazione sviluppano in essi l’attitudine all’accoglienza e al dono: i talenti sono ricevuti per essere ridonati. La loro identità credente, infatti, non viene nascosta. Essi si mettono al servizio della società, senza dimenticare e trascurare l’importanza della preghiera e dell’annuncio. Rinforzano l’attività missionaria della chiesa, perché attualizzano la parola di Gesù: “vedendo le vostre opere buone gli uomini rendano gloria a Dio” (Mt 5,16). Per la lunga tradizione spirituale, intellettuale e caritativa della chiesa, i fedeli laici possono attingere a una saggezza che può offrire le risorse per gli interrogativi che attraversano la vita umana, in una società costituita da percorsi molto diversi. Questi luoghi di accoglienza sviluppano quindi l’attitudine a diventare, nello stesso tempo, Case dell’ascolto della condivisione, Case del mutuo aiuto e della solidarietà, case della Parola di Dio e della preghiera, con persone di ogni generazione e ambiente. La fraternità universale, l’aiuto verso i deboli, il sostegno fraterno sono caratteristiche costitutive della fede e della pratica cristiana. Dio non salva da soli, Dio salva il popolo, attraverso i suoi inviati.

La testimonianza di queste Case dipende dalla loro pratica, dalla qualità delle relazioni, della coerenza tra ciò che si dice e si fa.

In sintesi sono tre le loro qualità fondamentali: l’incontro, il discernimento, l’apertura a tutti per dare forma alla cultura di oggi.

La parrocchia casa di riconciliazione

Mettere al centro della pastorale la testimonianza e il racconto della fede comporta un radicale cambiamento di come la comunità cristiana si concepisce. Le attività e i programmi diventano secondari; contano, invece, le persone e il modo con cui esse sono accolte e considerate. L’accoglienza senza esclusioni e limiti alla simpatia, la qualità dell’amicizia, la sincerità, la comprensione e l’aiuto reciproco, diventano il frutto e il segno della riconciliazione con il Signore.

La missione della chiesa è estroversa per natura, essendo costituita per essere “sacramento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium 1).

Ispirata al cammino penitenziale dei credenti, la parrocchia può mettere a disposizione alcuni spazi aperti a tutti, dove l’identità cristiana si riveli come invito permanente all’apertura universale. Esattamente questo significa la parola: “cattolico”. Indica una passione per la totalità, prospetta una chiesa esperta in umanità, simbolo della gratuità nelle relazioni. Attraverso uno spazio umanamente affabile e cordiale, mediante una regia attenta al luogo e all’incontro si possono coltivare l’amicizia e il legame affettivo. Questi luoghi, offerti e animati dalla parrocchia, possono diventare anche laboratori di cultura (affrontando i numerosi nodi e problemi che cittadini e famiglie vivono quotidianamente), occasioni per partecipare attivamente ai dibattiti che attraversano la società. Atelier per genitori, iniziative di cittadinanza attiva, forme alternative di mercato, educazione ecologica e alimentare sono solo alcune delle infinite opportunità attraverso le quali la comunità cristiana testimonia la grazia sacramentale che l’ha rinnovata. Le questioni che abitano la vita delle persone, e le dinamiche sempre difficili e complesse dell’odierna vita familiare possono diventare occasioni di riflessione, di preghiera, di mutuo aiuto, di ascolto della Parola di Dio, di attività sociale… La fraternità universale, l’aiuto verso i deboli, il sostegno fraterno sono caratteristiche costitutive della fede e della pratica cristiana. Sono i frutti che lo Spirito Santo produce, insieme alla grazia del perdono. Dio non salva le persone da sole, Dio salva il popolo, attraverso i suoi testimoni.

Questi luoghi di accoglienza e di riconciliazione possono di volta in volta “Case dell’ascolto della condivisione”, “Case del mutuo aiuto e della solidarietà”, “case della Parola di Dio e della preghiera”.

 

 


[1]  Cfr. Nota pastorale La Chiesa italiana e le prospettive del paese, cit. [2] Dianich S., Teologia del ministero ordinato, cit. p 270-271