Parrocchie di Poirino



Alcuni spunti per la preparazione alla liturgia della prossima domenica



Costruendo la sua omelia eucaristica, Giovanni non pensa soltanto all’Eucaristia-sacramento, ma all’intera esistenza di Gesù e, nel contempo, al progetto di vita del discepolo. L’Eucaristia è rivelatrice della verità di Gesù in tutta la sua interezza. Ed è insieme la rivelazione della verità del discepolo. Gesù viene dal cielo, Gesù è colui che si offre per la vita del mondo. Sono questi i due aspetti che definiscono Gesù nella sua persona e nella sua missione. E il discepolo è colui che mangia e beve la carne e il sangue di Gesù. In altre parole, è colui che riconosce l’origine di Gesù e il suo significato di salvezza e, di conseguenza, l’accoglie e la condivide.
Ma tutto questo è un discorso duro per più motivi, tanto da indurre anche molti discepoli a tirarsi indietro. E la prima ragione di questa durezza è che il pane che è Gesù, va oltre il pane che le folle cercano, oltre la misura di salvezza che l’uomo pretenderebbe per sé. La seconda ragione è che la presenza di Dio e la ricchezza del suo dono sono nascoste sotto apparenze comuni e quotidiane: Gesù è il figlio di Giuseppe (e, nell’Eucaristia, si nasconde sotto le apparenze del pane e del vino). La terza ragione, infine, è la paura che l’uomo prova di fronte all’invito di «mangiare la sua carne e bere il suo sangue», cioè la paura di fronte a un progetto di vita che riproduce quello di Gesù (un’esistenza per la salvezza di tutti). Difatti «mangiare e bere» non soltanto significa accogliere la presenza di Gesù nel suo dono, ma porsi in sintonia con il suo dono e prolungarlo. Indica in altre parole un modo di vivere alla sequela del Signore.

prima lettura Dt 8,2-3.14b-16a
Gli avvenimenti dell'esodo sono stati spesso meditati e fin nei minimi particolari dagli autori biblici. Allora, il popolo ha fatto un'esperienza fondamentale: nel deserto, "terra assetata, senza acqua", la parola di Dio è necessaria al pari dell'acqua scaturita dalla roccia e della manna, il pane meraviglioso dato dal Signore.

Dal libro del Deuteronomio
Mosé parlò al popolo dicendo: 2 "Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
3 Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
14 Non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile; 15 che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; 16 che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri". - Parola di Dio.

salmo responsoriale 147,12-13; 14-15; 19-20
Pane per il cammino, parola per i cuori, pace per tutto il popolo: doni del cielo che la Chiesa ricorda.

Rit. Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.

12 Glorifica il Signore, Gerusalemme,
loda, Sion, il tuo Dio.
13 Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
14 Egli ha messo pace nei tuoi confini
e ti sazia con fior di frumento.
15 Manda sulla terra la sua parola,
e il suo messaggio corre veloce.
19 Annunzia a Giacobbe la sua parola,
le sue leggi e i suoi decreti a Israele.
20 Così non ha fatto con nessun altro popolo,
non ha manifestato ad altri i suoi precetti.

seconda lettura 1Cor 10,16-17
La comunione al corpo e al sangue di Cristo produce fra i credenti un'unione vitale superiore alla comunità di fede e di speranza di cui essa è segno efficace.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai corinzi
Fratelli, 16 il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
17 Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane. - Parola di Dio.

canto al Vangelo cf. Gv 6,51

Alleluia, alleluia
lo sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore;
chi mangia di questo pane vivrà in eterno.

Vangelo Gv 6,51-58
La manna, il pane venuto dal cielo, è stata data ai nostri padri per attraversare il deserto dell'esodo. Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù ha solennemente dichiarato di essere il pane vivo disceso dal cielo per dare al mondo la vita eterna e di essere personalmente il cibo indispensabile per giungere alla risurrezione dell'ultimo giorno. Per comprendere il senso di queste parole, bisogna ricordarsi della cena che il Signore ha condiviso con i suoi discepoli la vigilia della sua morte. Dando loro il pane e il calice ha detto: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Prendete e bevetene tutti, questo è il mio sangue". Ecco come si può mangiare la sua carne e bere il suo sangue e partecipare intimamente alla vita del Cristo risorto: sotto i segni efficaci del sacramento che noi chiamiamo eucaristia.

X Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alle folle dei Giudei: 51 "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".
52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". 53 Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno". - Parola del Signore.





Spunti per le catechiste per il vangelo di domenica:


Possibili spunti

Dipinto di Lazzaro
L'opera segna un momento di profonda innovazione nel linguaggio pittorico trecentesco, unendo realismo umano e simbologia teologica. • l Cristo e il gesto del comando: Gesù è raffigurato sulla sinistra, con un manto blu che simboleggia la sua natura soprannaturale e regale. Il suo braccio teso non è solo un gesto fisico, ma forza divina che ridona la vita.
• Lazzaro e il realismo del corpo: Lazzaro appare ancora avvolto nelle bende funebri, con un volto pallido e scavato che testimonia il realismo scientifico di Giotto nel rappresentare la morte. Accanto a lui, un apostolo (spesso identificato con Pietro) aiuta a sciogliere le bende, indossando un abito giallo che richiama il cambiamento e il passaggio alla vita. • Le sorelle Marta e Maria: Prostrate ai piedi di Gesù, le sorelle di Lazzaro rappresentano la fede e la speranza. La loro posizione crea linee diagonali che guidano l'occhio dello spettatore verso il miracolo, suggerendo un senso di ascesa e rinnovamento.
• Dettagli di vita quotidiana: Un elemento di straordinaria modernità è la figura dell'uomo sulla destra che si copre il naso con il mantello per proteggersi dal miasma della tomba aperta. Questo dettaglio "terragno" conferma che Lazzaro era morto da giorni, sottolineando la potenza del miracolo. Significato Artistico
1. Espressività Emotiva: Gli sguardi e i gesti (lo stupore degli astanti, il dolore delle sorelle) rendono il dramma sacro accessibile e profondamente umano.
2. Simbologia dei Colori: L'uso del verde, bianco e rosso per le virtù teologali e del bianco-oro per la regalità divina arricchisce la narrazione di strati interpretativi.


Consiglio alle catechiste