La terza, quarta e quinta domenica di Quaresima dell’anno A costituiscono un’unità chiamata "quaresima catecumenale". Si leggono, infatti, le pagine di Giovanni sulle quali si basavano tradizionalmente le ultime catechesi impartite a coloro che avrebbero ricevuto i sacramenti dell'iniziazione cristiana nel corso della veglia pasquale.
La liturgia odierna gravita attorno al racconto dell’incontro di Gesù con una donna di Samaria. Tutto comincia nel modo più banale. Gesù, "stanco del viaggio", è rimasto vicino al pozzo, mentre i suoi discepoli sono andati "in città a far provvista di cibi". Egli chiede alla donna di attingergli un po’ d’acqua. Una richiesta insolita da parte di un giudeo a una donna samaritana. Già questo induce a riflettere. Ma l’attenzione si concentra sul dialogo che si intreccia a partire da quella richiesta, un dialogo talmente avvincente che Gesù non sembra più sentire la sete e la donna dimentica persino il motivo della sua venuta al pozzo. È impossibile esaurire la ricchezza dottrinale e spirituale di questo dialogo e del seguito del racconto. Ma la liturgia di questa domenica si sofferma, in particolare, sul mistero dell’acqua "che zampilla per la vita eterna".
Nella tradizione biblica, come d’altronde in quella di molte religioni, il simbolo dell’acqua occupa un posto rilevante. Tutti sanno per esperienza che senza di essa non vi sarebbe vita sulla terra. Il popolo dell’esodo ha imparato che l'acqua è veramente un dono del cielo, vedendo come Dio faceva scaturire dalla dura roccia sorgenti di acqua purissima. Queste manifestazioni della potenza e della misericordia di Dio ravvivano, oltre alle forze fisiche, anche la fede zoppicante di quei nomadi in cammino verso la terra promessa. Così l’acqua è diventata il simbolo di tutti i beni che ci si possono attendere dal Signore: il dono dello Spirito e, alla fine, la vita eterna.
Gesù è personalmente la fonte di acqua viva che estingue ogni sete, il tempio di quegli adoratori in spirito e verità che il Padre desidera, il messia e il salvatore del mondo. Una donna samaritana dall’esistenza tumultuosa, beneficiaria di questa rivelazione è, ancor oggi, la messaggera di questa buona novella. Alziamo gli occhi e guardiamo i campi che già biondeggiano per la mietitura. Beviamo alla fonte della vita!
Il cammino che la donna di Samaria percorre non è senza resistenze. L’evangelista Giovanni sa molto bene che la ricerca di Dio da parte dell’uomo corre sempre il pericolo di rinchiudersi in se stessa, è sempre minacciata, e di queste resistenze mette lucidamente a nudo le radici. L’evangelista sfrutta molto – qui e altrove – il motivo dell’incomprensione. Vuole evidenziare che l’uomo, abbandonato a se stesso, non è capace di capire la parola di Dio, né di raggiungerla, né di interpretare correttamente le proprie attese. La donna intuisce qualcosa del dono di cui Cristo parla (l’acqua), ma lo interpreta sul metro delle proprie preoccupazioni: «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (4,15). La tentazione di chi cerca Dio è sempre di rinchiudere il dono di Dio dentro la propria attesa. Ma Dio non si lascia rinchiudere nelle attese dell’uomo: le dilata. La donna cerca di situare Gesù nelle categorie religiose tradizionali, ma Gesù non esita a mostrare la loro inadeguatezza. Per due volte – a proposito del dono dell’acqua e del luogo del culto – la donna evoca la grandezza dei patriarchi (4,12.20), evoca il passato: la sua ricerca è chiusa nel passato. Gesù la costringe a guardare al futuro e a prendere coscienza che nel mondo è arrivata la novità e che questa rinnova il problema dalle fondamenta.
Infine, con la sua ultima affermazione (4,25) la donna mostra di restare ancora in attesa di un futuro, chiusa dentro l’attesa messianica tradizionale: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Gesù attira l’attenzione su di sé, sul presente: «Sono io, che ti parlo» (4,26). La donna deve accorgersi – e solo così la sua ricerca giunge al termine – che il futuro da lei sperato ha già avuto inizio.
Ci restano ancora due piccole annotazioni. La prima è che la donna, giunta al punto in cui Gesù intendeva condurla, lascia le sue precedenti preoccupazioni e corre in città (4,28). Il suo incontro con Cristo si fa corale e missionario. La seconda è che i samaritani giungono alla fede stimolati dalla testimonianza della donna, ma poi abbandonano questa testimonianza per far posto all’esperienza personale: «Dicevano alla donna: non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (4,43). Questo cammino/ricerca della donna di Samaria è, ovviamente, un’immagine del cammino di ogni uomo verso Dio.
Nell’arido deserto dell’esodo, Dio ha fatto scaturire dalla roccia l’acqua viva, senza la quale il popolo sarebbe morto di sete. Si ricorda questo segno della potenza del Signore e della sua presenza in mezzo ai suoi per mettere in guardia contro la mancanza di fede e di fiducia in colui che solo può estinguere ogni sete.
Dal libro dell'Esodo
In quei giorni, 3 il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: "Perché ci hai fatti uscire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?".
4 Allora Mosè invocò l'aiuto del Signore, dicendo: "Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!".
5 Il Signore disse a Mosè: "Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va'! 6 Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà".
Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d'Israele. 7 Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: " Il Signore è in mezzo a noi sì o no?". - Parola di Dio.
salmo responsoriale 94, 1-2; 6-7; 8-9
Egli è il nostro Dio e noi siamo il suo popolo: verifica della fede nel deserto dove il Signore sembra assente.
Rit. Fa' che ascoltiamo, Signore, la tua voce.
1 Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
2 Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
6 Venite, prostràti adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
7 Egli è il nostro Dio,
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
8 Ascoltate oggi la sua voce:
"Non indurite il cuore,
come a Meriba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
9 dove mi tentarono i vostri padri
mi misero alla prova,
pur avendo visto le mie opere".
seconda lettura Rm 5,1-2.5-8
Già giustificati per la fede, forti della speranza donata dall’amore di Dio effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo, noi siamo impegnati, sotto la guida del Signore morto e risorto, in un ultimo esodo che, dal mondo della grazia, conduce alla gloria di Dio.
Dalla lettera di Paolo apostolo ai romani
1 Fratelli, giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; 2 per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio.
5 La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato.
6 Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. 7 Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. 8 Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. - Parola di Dio.
canto al Vangelo Cf. Gv 4,42.15
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo:
dammi dell'acqua viva, perché non abbia più sete.
Vangelo Gv 4,5-42 (lett. breve 4,5-15. 19b-26.28.29.39a.40-42)
Gesù è veramente il salvatore del mondo, il messia promesso; non dobbiamo aspettarne un altro: è spesso al termine di un cammino sinuoso che si giunge a questa scoperta, a volte del tutto inattesa, per se stessi e per gli altri. Lo attesta in modo avvincente il Vangelo della donna samaritana. Sbaglierebbe chi si accontentasse di leggerlo come il racconto edificante di ciò che è accaduto, un giorno, a una donna che nulla sembrava preparare all’incontro con il Signore. Bisogna piuttosto meditarlo continuamente, in ogni età della vita e della fede. Ognuno, così com’è, con i suoi interrogativi, i suoi dubbi, il suo peccato, scopre allora di essere guidato ad entrare pian piano in se stesso e a desiderare l’acqua che zampilla per la vita eterna. Dopo aver trovato il Signore, che solo può donarla, abbandonerà la brocca ormai divenuta inutile e andrà a partecipare agli altri la meravigliosa scoperta, in modo che vengano anch’essi ad incontrare il Signore che li aspetta, seduto sull’orlo del pozzo.
X Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, 5 Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". 8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9 Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
10 Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: " Dammi da bere! ", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". 11 Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?".
13 Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna".
15 "Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua".[16 Le disse: "Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui". 17 Rispose la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene "non ho marito"; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero".
19 Gli replicò la donna: "Signore,] vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". 21 Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". 25 Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa". 26 Le disse Gesù: "Sono io, che ti parlo".
[27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri?", o: "Perché parli con lei?".] 28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29 "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia".[30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
31 Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia". 32 Ma egli rispose: "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". 33 E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?". 34 Gesù disse loro: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37 Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38 lo vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro".]
39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui [per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". 40 E quando [i Samaritani] giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. 41 Molti di più credettero per la sua parola e 42 dicevano alla donna: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".